PROGETTO "OIKEIÔSIS"

121. 19. 'Quemadmodum' inquit 'editum animal intellectum habere aut salutaris aut mortiferae rei potest?' Primum quaeritur an intellegat, non quemadmodum intellegat. Esse autem illis intellectum ex eo apparet quod nihil amplius, si intellexerint, facient. Quid est quare pavonem, quare anserem gallina non fugiat, at tanto minorem et ne notum quidem sibi accipitrem? quare pulli faelem timeant, canem non timeant? Apparet illis inesse nocituri scientiam non experimento collectam; nam antequam possint experisci, cavent.

121.19. "Come è possibile", ci si domanda, "che un animale appena nato abbia la facoltà di comprendere se una cosa è benefica o mortale?" Innanzi tutto bisogna chiedersi se sappia comprendere, non come egli lo faccia. Ebbene, che gli esseri animati comprendano è evidente dal fatto che, anche quando avranno compreso qualcosa, non faranno niente di più rispetto ad essa. Per quale motivo la gallina non scappa dall'oca o dal pavone, ma evita lo sparviero, che nemmeno conosce e che è tanto più piccolo di lei? Perché mai i pulcini hanno paura dei gatti ma non dei cani? Evidentemente, è insita in loro una conoscenza innata – ovvero non acquisita per mezzo dell'esperienza – di ciò che è pericoloso. Infatti, si mettono in guardia nei confronti del pericolo prima ancora di affrontarlo.